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La mia Val Trebbia.
L'aria pulita, l'acqua fresca e cristallina, il sole ed immense distese di boschi. Questa e' la campagna.
Da bambino, ero spesso raffreddato. Nel mio quartiere l'inquinamento delle fabbriche e delle automobili era pesantissimo. Fu cosi' che il medico pediatra consiglio' i miei genitori di portarmi, se possibile almeno d'estate, in campagna, lontano dall'inquinamento. I miei genitori, forse perche' consigliati da amici che gia' vi andavano, scegliesero Fontanigorda, in alta Val Trebbia, a pochi chilometri dal confine tra Liguria ed Emilia. Da allora, avevo 7 anni, finche' ne ebbi 18, passai ogni estate li'.
Le scuole in citta' finivano intorno alla terza settimana di Giugno e da quel momento in poi, fino a settembre, trascorrevo l'estate li' in campagna. Ricordo che a giugno, gli ultimi giorni di scuola erano i piu' lunghi. Da dietro il banco scalpitavo e non vedevo l'ora che le ore passassero e che arrivasse il fatidico ultimo giorno di scuola. Neanche le maestre che ci riempivano di compiti per l'estate, riuscivano a rovinarci la festa. All'ultimo giorno.. nelle ultime ore di scuola avevi gia' inserito il pilota automatico. Eri li' presente fisicamente, dietro il banco, ma la testa era gia' in vacanza. Poi finalmente la sera stessa, la partenza!!! Non mi dilungo nel descrivere il delirio nel salire in sette su di una macchina, con tutti i bagagli... Per arrivare a Fontanigorda, partendo dal pontente cittadino di Genova, ci volevano, allora, con macchina stracarica e la strada vecchia, due ore e mezza. Quarantaquattro chilometri di curve senza sosta su di un autoveicolo francese che ad ogni curva ti dava l'impressione di capottarsi da una parte e alla curva opposta, dall'altra. Inutile dire che le soste per vomitare erano frequenti, ma all'arrivo tutto passava ed in una frazione di secondo eravamo gia' fantasmi. Andavamo immediatamente a pencolare (cazzeggiare) dal Bar Ferretti o dal Bar S. Giorgio. E li' come per magia, col passare delle ore, sbucavano uno ad uno, i nostri amichetti anch'essi appena arrivati dalla citta'. Inutile descrivere cosa puo' fare un gruppo di bambini liberati dalla prigionia cittadina ed in vacanza in mezzo alla campagna. Per molti e' il periodo piu' bello della vita. Ogni giorno era un'avventura, una scoperta, una sfida. Abituati al delirio quotidiano di macchine e caos, alle risse di quartiere tra minorenni, allo slalom tra le siringhe dei tossicodipendenti, l'essere in un posto pulito ed in mezzo al verde era davvero un sogno che si avverava: infatti il casino che facevamo era davvero notevole. Eravamo sempre nei guai, personalmente piu' degli altri, per una innata predisposizione. Raccontero' dei furtarelli di carote negli orti dei contadini, che erano spesso una questione d'onore. Chi accumulava piu' carote vinceva. Ne prendevamo cosi' tante che non riuscivamo a mangiarle tutte. I contadini poverini, dopo poco tempo, ci fecero gli agguati. Mi ricordo di inseguimenti storici (a piedi e... di corsa!) lungo tutte le stradine e sentierini attorno al paese. Per la nostra logica, il fatto di derubare un orto solo delle carote, lasciando intatto il resto, senza atti di vandalismo era gia' una forma di rispetto verso il lavoro duro dei contadini, che pero' non capivano... chiedo scusa, idealmente, a tutti.
Gli altri passatempi preferiti erano ovviamanente le corse in bicicletta e le partite di pallone. Anche in bicicletta vigeva la regola del rischio ed era una gara non voluta, a chi riusciva a farsi male per primo. Non esisteva stradina o discesa (specialmente le discese) che non fosse impercorribile. Ne ricordo una in particolare. Era breve e ripidissima, asfaltata, una 30 di mt. di lunghezza. In fondo c'era un cane lupo alla catena. Il divertimento era di fare la discesa a velocita' folle e di schiantarsi a pochi metri dal cane che voleva azzannarci. Il sottoscritto vinceva sempre la prova di coraggio (anche di notte) e tornava a casa con molti lividi ma con fierezza... seguivano le botte dei genitori perche' mi ero fatto male (assurdo ma era cosi'!!!).
Ho imparato, piano piano, crescendo tre mesi l'anno in mezzo al verde ed ai monti, il rispetto e l'amore verso la natura. Credo che lo stupore nel vedere uno scoiattolo saltare tra un ramo e l'altro d di un serpente che schizza via veloce, sia rimasto quello di quando ero bambino. Cosi' come allora anche adesso rimango a bocca aperta nelle notti illuminate dai lampi dei fragorosi temporali estivi... o dalle notti calme di luna piena che, come un globo luminoso, cresce da dietro i monti per stagliarsi alta nel cielo ed illuminare la valle con la sua luce argentea. Spesso ci fermavamo ad ascoltare i rumori della notte. Talvolta un crepitio di rami spezzati od un verso un po' piu' strano da dietro il bosco ci facevano ammutolire ancora di piu', tanto da udire solo il nostro respiro. Era la magia di essere bambini. E questi posti, sono magici ancora oggi, nonostante l'incuria e l'incivilta' di molti abitanti e di villeggianti. Molto e' andato perso nel tempo. Posti bellissimi oggi non ci sono piu' o sono inacessibili o deturpati. Ma la sensazione, quando cammino per i boschi, e' rimasta la stessa. Quel "Panismo" di cui parlava D'Annunzio: la sensazione di essere parte della natura e di poter comunicare con essa. L'armonia con le altre forme di vita, con la vita che ci circonda. "L'anima delle cose" che e' in comunicazione con la nostra. Una cultura che ho scoperto essere archetipo di molte altre civilta', tra le quali spicca quella degli Indiani del Nord America, specie i Siux Lakota.
In Agosto abbiamo campeggiato, come ogni anno, una notte in cima al monte Gifarco (1396mt.) che segna lo spartiacque tra Val Trebbia e Val D'Aveto. E come ogni anno e' stupefacente essere la' sopra e dominare a 360° tutte le valli illuminate dalla luna. In lontananza, ad una ventina di chilometri, alla fine della catena montuosa, abbiamo visto la sua luce riflettersi sul mare. Dalla parte opposta abbiamo visto lontanissime, le alpi. Sul tardi, a notte fonda, ci siamo raccontati le ultime storie, abbiamo lasciato il falo' spegnersi, respirato ad occhi chiusi la notte ancora un po', e poi, siamo andati a dormire.
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Camera Equipment
(1) = Canon Eos 300D (Digital Rebel) - Lens: Canon EF 50mm F1.8 (1° series); Canon EF 18-55mm F3.5-4.5; Sigma 105mm F2.8 Macro
(2) = Canon Powershot G5
(3) = Fuji Finepix 6900Zoom
(4) = Olympus OM-1
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© Alessandro Marzio 2004 - © Soulpix.com
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